1 marzo 2011. Manifestazione a Rosarno e Reggio di Calabria.

 

Dopo gli episodi di violenza e razzismo e la rivolta dei migranti a Rosarno in Calabria, la situazione diventa insostenibile; in massa i migranti vengono messi sopra un treno che li porta a Roma…
Molti di loro dormono per settimane sotto i portici della stazione centrale. Altri dopo un po’ trovano accoglienza in alcune case occupate. Provano ad integrarsi nella città cercando lavoro o ripartono inseguendo in giro per l’italia le raccolte nelle varie stagioni, non è facile per loro uscire dal paese anche se spesso vorrebbero raggiungere amici o parenti sparsi per l’Europa.
Grazie a varie associazioni nasce una vertenza durata anni che guadagna un provvedimento speciale che riconosce circa 2000 permessi di soggiorno per motivi umanitari per le condizioni abitative precarie, per lo sfruttamento sul lavoro di cui sono stati vittime, per le difficili condizioni nei paesi di provenienza, per le condizioni salute.
Alcuni dei migranti rimasti a Roma partecipano ad un corso di serigrafia organizzato in un laboratorio autogestito a Carlo Felice, una casa occupata nel quartiere S. Giovanni dove alcuni di loro erano stati ospitati. L’idea è di cominciare una piccola produzione di stampe su magliette e borse per avviare un piccolo progetto di autoreddito, raccontando attraverso testi ed immagini la loro storia. Uno dei disegni descrive le condizioni di lavoro nelle campagne calabresi. Passano così dal raccogliere le arance per gli altri a disegnarle per se stessi, dopo la stampa in serigrafia colorando a mano con teste di chiodi arance e mandarini.

foto di Giordano Pennisi